p 328 .

Paragrafo 6 . Karl R. Popper.

     
Il problema della demarcazione.
     
Come  abbiamo visto, il problema degli scienziati e dei filosofi della
scienza della fine dell'Ottocento e dei primi decenni del Novecento  
quello  di  segnare  il  confine,  la  demarcazione,  fra  scienza   e
metafisica.  Per  Popper  -  fino dalle sue  prime  riflessioni  -  il
problema,  posto  in questi termini,  mal posto: si  tratta,  secondo
lui,   piuttosto  di  individuare  la  demarcazione  fra   scienza   e
pseudoscienza.
     Il  materiale  per  precisare questa  distinzione  fu  fornito  a
Popper dal confronto fra l'atteggiamento nei riguardi della scienza di
Marx,  Freud e Adler (o piuttosto, dei marxisti, dei freudiani e degli
adleriani)  da  un lato, e quello di Einstein dall'altro.  Oltre  alle
pagine  di Congetture e confutazioni cui abbiamo gi fatto cenno,(115)
Popper    dedica    a    questa   sua   tesi   il   capitolo    ottavo
dell'autobiografia(116),  che  si  chiude  con  queste  parole:   Qui
[nell'atteggiamento di Einstein] c'era un atteggiamento  completamente
differente  dall'atteggiamento dogmatico  di  Marx,  Freud,  Adler,  e
quello ancor pi dogmatico dei loro seguaci. Einstein era alla ricerca
di  esperimenti cruciali, il cui accordo con le sue predizioni avrebbe
senz'altro  corroborato la sua teoria; mentre un disaccordo,  come  fu
egli  stesso  a  ribadire, avrebbe dimostrato che la  sua  teoria  era
insostenibile.   Sentivo  che  era  questo   il   vero   atteggiamento
scientifico.    Era    completamente   differente   dall'atteggiamento
dogmatico,  che  continuamente affermava  di  trovare  "verificazione"
delle  sue  teorie preferite. Giunsi cos, sul finire del  1919,  alla
conclusione   che   l'atteggiamento  scientifico  era  l'atteggiamento
critico,  che non andava in cerca di verificazioni, ma bens di  prove
cruciali;  prove che avrebbero potuto confutare la teoria  messa  alla
prova, pur non potendola mai confermare definitivamente(117).
     In  queste poche righe sono indicati tutti i punti essenziali del
pensiero di Popper: la sostituzione del principio di falsificazione  a
quello  di  verificazione, che implica il rifiuto  di  ogni  forma  di
induttivismo e la concezione delle teorie scientifiche come ipotesi  e
congetture,  con il conseguente recupero di un ruolo della  metafisica
nella formulazione delle teorie scientifiche stesse.

p 329 .

Il falsificazionismo.
     
L'alternativa che Popper oppone ai filosofi della scienza del Circolo
di Vienna  apparentemente banale e non antagonista: siccome anche un
numero  altissimo di verifiche empiriche e sperimentali di una  teoria
scientifica  non pu fornire la certezza assoluta della sua  validit,
mentre un solo esperimento che la falsifichi d la certezza della  sua
falsit, l'atteggiamento corretto dello scienziato  quello che mira a
cercare proprio la situazione empirica che pu falsificare la teoria.
     Fra  gli  esponenti  del  Circolo  di  Vienna  prevale  proprio
l'atteggiamento  che  considera la teoria di Popper  una  proposta  di
correzione  al  loro principio di verificazione. E  tra  i  filosofi
inglesi e americani (ma anche di altri paesi) per lungo tempo Popper 
stato  considerato un esponente (seppure dissidente) del  Circolo  di
Vienna.(118)
     
Contro l'induzione.
     
In  realt,  la  concezione  della scienza di  Popper    radicalmente
antipositivista,  e  include nel positivismo anche  le  posizioni  del
Tractatus  di  Wittgenstein(119); la  negazione  di  senso  alle  idee
metafisiche  privava la scienza - a giudizio di  Popper  -  di  grandi
possibilit   di   sviluppo:   Le  idee   metafisiche   sono   spesso
precorritrici di quelle scientifiche(120).
     Per  idee  metafisiche Popper intende quelle che  possono  essere
pensate  a  prescindere da qualsiasi dato dell'esperienza. Proprio  da
queste idee sono costituite le teorie scientifiche - da Aristotele  in
poi  -,  anche  se sempre esse si sono presentate come  frutto  di  un
processo  di  induzione,  che  partendo  da  osservazioni  particolari
consente  di formulare ipotesi e teorie dalle quali poi ricavare,  per
via  deduttiva, gli effetti da verificare nell'esperimento.  In  altre
parole,  la scienza avrebbe proceduto grazie a un movimento che  parte
dal  particolare  (il  dato  osservato)  per  tornare  al  particolare
(l'esperimento).
     
     p 330 .
     
     In  realt  - osserva Popper - le teorie scientifiche  sono  nate
tutte   come   ipotesi   e   congetture  non  derivate   assolutamente
dall'osservazione dei dati sensibili: Da un punto di vista logico,  
tutt'altro  che ovvio che si sia giustificati nell'inferire asserzioni
universali  da asserzioni singolari, per quanto numerose siano  queste
ultime; infatti qualsiasi conclusione tratta in questo modo pu sempre
rivelarsi falsa: per quanto numerosi siano i casi di cigni bianchi che
possiamo avere osservato, ci non giustifica la conclusione che  tutti
i cigni sono bianchi(121).
     La  storia  della  scienza  piena di esempi  che  mostrano  come
sull'osservazione prevalgano i pregiudizi, cio le idee preesistenti
all'osservazione  stessa. Abbiamo ricordato il  caso  di  Leonardo  da
Vinci  che  nelle sue osservazioni anatomiche vede  e  disegna  vasi
inesistenti;(122)  Popper fa notare che la teoria  della  circolazione
del  sangue di Galeno (movimento oscillatorio dal fegato e  dal  cuore
verso la periferia, all'interno degli stessi vasi) sia stata osservata
per   secoli  e  confermata  dalle  osservazioni,  senza  che   queste
rivelassero l'esistenza del sistema arterioso e di quello venoso e  il
conseguente movimento circolare del sangue.(123)
     Lo  stesso  Popper fece un esperimento con un gruppo di  studenti
di  fisica dell'Universit di Vienna ai quali - dopo averli pregati di
prendere  carta e matita - raccomand di osservare attentamente  e  di
registrare  quanto  avevano  osservato:  gli  studenti,  con   estrema
naturalezza,   domandarono  a  Popper  che   cosa   avrebbero   dovuto
osservare.(124)
     Con   questo,   Popper  vuole  dimostrare  che  ogni   forma   di
osservazione presuppone una scelta: e quindi una ipotesi, che  precede
l'osservazione,  seleziona  gli  oggetti  da  osservare  e  indica  la
prospettiva in cui essi saranno osservati.
     Ricordiamo  ancora una volta che il metodo usato da Einstein  per
formulare la sua teoria della relativit (che poteva configurarsi come
congettura  del  tutto  arbitraria) svolge un ruolo  determinante  per
l'elaborazione del pensiero di Popper.
     
Problemi - teorie - critiche.
     
Nel  1963, al quarantasettesimo raduno annuale della Federazione delle
Societ  americane per la biologia sperimentale, tenutosi ad  Atlantic
City (New Jersey), Popper

p 331 .

present  un saggio dal titolo Problemi, scopi e responsabilit  della
scienza,   nel   quale  analizza  come  possono  nascere   le   teorie
scientifiche (congetture e ipotesi) al di fuori di qualsiasi  processo
di  induzione.  La scienza scrive Popper possiamo dire  in  via  di
tentativo,  comincia con teorie, con pregiudizi, superstizioni,  miti:
o,  piuttosto,  comincia  con la sfida e l'abbattimento  di  un  mito:
comincia  cio  quando  alcune delle nostre  aspettazioni  sono  state
disilluse.  Ma  ci  significa che la scienza comincia  con  problemi:
problemi pratici e problemi teorici(125).
     Dunque   il  punto  di  partenza    un  problema  e  non   certo
l'osservazione:  da  problemi pratici  o  da  una  teoria  che  si  
imbattuta in difficolt(126). Dal bisogno di superare questi problemi
siamo spinti a indovinare o congetturare le soluzioni.
     A  questo punto inizia la fase  forse pi importante della teoria
epistemologica  di  Popper: la critica. Di regola,  troviamo  che  le
nostre  congetture possono essere confutate, o che  non  risolvono  il
nostro  problema,  o che lo risolvono solo in parte;  e  troviamo  che
anche  le  soluzioni migliori - quelle che sono in grado di  resistere
alle critiche pi severe delle menti pi brillanti e ingegnose - danno
presto  luogo  a  nuove difficolt, a nuovi problemi. Dunque  possiamo
dire  che la nostra conoscenza si accresce man mano che procediamo  da
vecchi  problemi  a  nuovi  problemi per  mezzo  di  congetture  e  di
confutazioni; per mezzo della confutazione delle nostre teorie, o, pi
generalmente, delle nostre aspettazioni(127).
     In  questo  quadro  risulta chiaro che  il  falsificazionismo  di
Popper  non  pu  essere  inteso come una  semplice  sostituzione  del
principio  di  verifica  empirica:  l'aumento  di  conoscenza     una
conseguenza  diretta  della  critica delle  ipotesi  e  delle  teorie.
Sottoporre  a critica le teorie, cercare con insistenza le  prove  che
possano  vanificarle, permette una conoscenza sempre pi profonda  dei
problemi  che  le  teorie si propongono di risolvere:  Otteniamo  una
conoscenza  diretta di un problema solo quando abbiamo tentato,  molte
volte e invano, di risolverlo. E dopo una lunga serie di fallimenti  -
di   tentativi  che  mettono  capo  a  soluzioni,  che   si   rivelano
inaccettabili,  del  problema in questione - possiamo  anche  dire  di
essere  diventati  esperti  di  questo  particolare  problema.  Saremo
diventati  esperti, nel senso che, ogni volta che qualcuno  offre  una
nuova  risoluzione - ad esempio, una nuova teoria - quest'ultima sar,
o  una di quelle teorie che abbiamo provato invano (cosicch saremo in
grado di spiegare perch non funziona) o una nuova soluzione, nel qual
caso  saremo  in grado di trovare rapidamente se superi  o  no  almeno
quelle  difficolt standard che conosciamo cos bene grazie ai  nostri
tentativi falliti di superarle(128).
     Lo  stesso  Popper sintetizza in maniera efficace la sua  visione
epistemologica:
     Tutta   la  mia  concezione  del  metodo  scientifico   si   pu
riassumere dicendo che esso consiste di questi tre passi:
     1) inciampiamo in qualche problema;
     2)  tentiamo  di risolverlo, ad esempio proponendo qualche  nuova
teoria;
     
     p 332 .
     
     3)  impariamo  dai nostri sbagli, specialmente da quelli  che  ci
sono  resi presenti dalla discussione critica dei nostri tentativi  di
soluzione.
     O per dirla in tre parole: problemi - teorie - critiche(129).

L'epistemologia postpopperiana.
     
Popper,  con  la  sua  critica al positivismo in tutte  le  sue  forme
(compreso  l'empirismo  logico), non  intende  certamente  mettere  in
discussione   la  razionalit  (e,  in  particolare,  la   razionalit
scientifica): gli elementi metafisici che egli introduce  nella  sua
analisi  della  genesi  delle  teorie scientifiche  sono  relativi  al
carattere  ipotetico  delle soluzioni che di volta  in  volta  vengono
inventate  per  risolvere problemi di tipo  pratico  o  teorico.  Le
ipotesi,  per,  sono  formulate  in  base  a  princpi  rigorosamente
razionali. In estrema sintesi si potrebbe dire che, secondo Popper,  
la Ragione ad avere una natura metafisica.
     La  Ragione, per, non consente di formulare percorsi di  ricerca
che giungano necessariamente alla Verit assoluta: una delle opere pi
famose  di Popper, La societ aperta e i suoi nemici,  dedicata  alla
critica a Platone, a Hegel e a Marx.(130)
     
Thomas S. Kuhn e la teoria delle rivoluzioni scientifiche.
     
Uno  dei  discepoli di K. R. Popper - che si collocher  in  posizione
critica nei confronti del maestro -  Thomas S. Kuhn. Egli ritiene che
il  principio  popperiano  di falsificazione  sia  unilaterale  quanto
quello di verificazione degli empiristi logici: l'analisi della storia
della scienza ha mostrato che entrambi i princpi (anche se in modi  e
momenti differenti) appartengono al lavoro scientifico, ma nessuno dei
due    in  grado  di  determinare quei cambiamenti rivoluzionari  che
consentono il progredire della scienza.(131)
     Verificazione   e   falsificazione,   secondo   Kuhn,    agiscono
all'interno  di  un  modello esplicativo (che egli  chiama  paradigma)
sostanzialmente  stabile;  mentre solo  il  cambiamento  di  paradigma
permette  un  effettivo progresso della scienza, una  vera  e  propria
rivoluzione.
     Kuhn   definisce   i   paradigmi  come  conquiste   scientifiche
universalmente   riconosciute,  le  quali   per   un   certo   periodo
costituiscono un modello di
     
     p 333 .
     
     problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un  certo
campo  di ricerca(132). In altre parole, i problemi pratici o teorici
che,  secondo  Popper,  sono  all'origine delle  teorie  scientifiche,
nascono  all'interno di una prassi scientifica  che  riconosce  come
valida  una  serie  di  leggi,  teorie,  applicazioni  e  strumenti.
L'astronomia   tolemaica  (o  quella  copernicana)   e   la   dinamica
aristotelica (o quella newtoniana) costituiscono esempi di  paradigmi,
all'interno  dei  quali   possibile porre e  risolvere  sempre  nuovi
problemi, fondandosi sia sul principio di verificazione, sia su quello
di  falsificazione. Ma una rivoluzione scientifica si ha  quando  si
sostituisce  al  vecchio un nuovo paradigma, rompendo  il  conformismo
della comunit scientifica.(133)
     Una  rivoluzione  scientifica  una assunzione  di  un  punto  di
vista  nuovo, per cui, guidati da un nuovo paradigma, gli  scienziati
adottano  nuovi  strumenti  e guardano in  nuove  direzioni(134).  In
questo senso, secondo Kuhn, le rivoluzioni scientifiche sfuggono  alla
razionalit  scientifica (anche se intesa, come da  Popper,  in  senso
lato): le regole della Ragione - in quanto non universali - coincidono
di  volta  in  volta con le regole del paradigma in  uso.  Quindi,  la
rivoluzione   presuppone   un   salto   difficilmente   giustificabile
razionalmente,   e   che  assomiglia  piuttosto  a   una   conversione
religiosa.(135)
     
Imre Lakatos e la difesa della razionalit.
     
Influenzato  dal  razionalismo critico popperiano,  Imre  Lakatos  non
poteva  accettare la rinuncia alla razionalit che, in  qualche  modo,
emergeva dalle teorie di Kuhn sulle rivoluzioni scientifiche.
     Per  Lakatos  non  si  deve rinunciare alla  ricerca  di  criteri
razionali per spiegare i cambiamenti rivoluzionari della storia  della
scienza e i progressi delle conoscenze scientifiche; egli, riprendendo
il  tema  popperiano  della distinzione fra scienza  e  pseudoscienza,
scrive:  Se  Kuhn  ha  ragione, allora non c'  nessuna  demarcazione
esplicita  fra  scienza  e  pseudoscienza,  nessuna  distinzione   fra
progresso scientifico e decadenza intellettuale(136).
     Popper  e  Kuhn  considerano rispettivamente  la  teoria  e  il
paradigma  i nodi centrali della conoscenza scientifica  e  del  suo
progresso,  che  viene  cos identificato nella  sostituzione  di  una
teoria falsificata con una nuova, o
     
     p 334 .
     
     di  un  vecchio  paradigma  con un  nuovo  complesso  di  leggi,
teorie,  applicazioni  e  strumenti.  Per  Lakatos,  che  rifiuta  il
carattere  irrazionale delle rivoluzioni di  Kuhn,  la  teoria  di
Popper ha una dimensione troppo ristretta: lo scontro - secondo lui  -
avviene  fra diversi programmi di ricerca, che possono anche convivere
all'interno   dello  stesso  paradigma.  Inoltre,   possono   essere
considerate  programmi  di ricerca non solo  le  teorie  cui  Popper
riconosce  lo statuto della scientificit, ma anche quelle  che  hanno
dato  vita a pseudoscienze (sempre secondo il giudizio di Popper) come
il marxismo e la psicoanalisi.(137)
     Si  ripropone, quindi, il problema della demarcazione:  Ma  come
si  pu  distinguere un programma di ricerca scientifico [...] da  uno
pseudoscientifico?(138). Il criterio - sostiene  Lakatos  -  consiste
nella  capacit di un programma di ricerca di condurre alla  scoperta
di  fatti  nuovi  finora sconosciuti.(139) Quando poi  si  tratta  di
esemplificare  la  distinzione  fra  scienza  e  pseudoscienza,  anche
Lakatos - seppure con motivazioni diverse -  d'accordo con Popper: le
teorie di Newton sono scienza, il marxismo  pseudoscienza.
     Ebbene,  come avvengono le rivoluzioni scientifiche? Se  abbiamo
due  programmi  di  ricerca rivali dei quali  l'uno    progressivo  e
l'altro    regressivo,(140)  gli scienziati  tendono  ad  aderire  al
programma  progressivo. E' questa la base razionale delle  rivoluzioni
scientifiche.  Ma  mentre    una questione  di  onest  intellettuale
rendere  sempre  pubblico il quadro della situazione,  non    affatto
disonesto  aderire a un programma regressivo e cercare di trasformarlo
in un programma progressivo.
     
     p 335 .
     
     Diversamente da Popper la metodologia dei programmi  di  ricerca
scientifici non offre una razionalit istantanea. I programmi nascenti
devono  essere  trattati  con indulgenza:  possono  occorrere  decenni
perch  un  programma decolli e diventi empiricamente progressivo.  La
critica  non  consiste, come intende Popper, in un rapido abbattimento
mediante  la confutazione. La critica importante  sempre costruttiva:
non  ci  sono  confutazioni senza una teoria migliore. Kuhn  ha  torto
quando  pensa  che  le  rivoluzioni scientifiche  siano  improvvisi  e
irrazionali  cambiamenti di punti di vista. La  storia  della  scienza
confuta  sia  Popper sia Kuhn: a un esame accurato sia gli esperimenti
cruciali  di  Popper sia le rivoluzioni di Kuhn risultano  essere  dei
miti:  ci  che  di  solito  accade   che  un  programma  di  ricerca
progressivo ne rimpiazza uno regressivo(141).
     
Paul K. Feyerabend: l'anarchismo come medicina per l'epistemologia.
     
Il saggio che segue  scritto nella convinzione che l'anarchismo, pur
non  essendo forse la filosofia politica pi attraente,  senza dubbio
una  eccellente medicina per l'epistemologia e per la filosofia  della
scienza(142).
     Con  queste parole si apre l'introduzione al libro pubblicato nel
1970 da Paul K. Feyerabend con il titolo Against Method. Outline of an
Anarchist  Theory  of  Knowledge (Contro il metodo.  Abbozzo  di  una
teoria anarchica della conoscenza).
     Non  solo  il  razionalismo di Popper  o  di  Lakatos,  ma  anche
l'irrazionalismo di Kuhn mira a definire un metodo alla  luce  del
quale  interpretare e spiegare i metodi (o le teorie, o  i  paradigmi)
che hanno costellato la storia della scienza. La stessa scienza, poi -
nella  visione degli scienziati e in quella dei filosofi della scienza
-  stata sempre identificata per la sua capacit di previsione: dalla
fisica   aristotelica,  al  libro  della  natura  scritto  in  termini
matematici di Galileo, ai programmi di ricerca di Lakatos. Ma si  deve
credere  davvero  - si domanda Feyerabend - che le regole  ingenue  e
semplicistiche dei metodologi possano rendere conto del labirinto
della realt?
     "La   storia  in  generale,  la  storia  delle  rivoluzioni   in
particolare,    sempre  pi  ricca  di  contenuto,  pi  varia,   pi
multilaterale,  pi  viva, pi `astuta' di quanto  possano  immaginare
anche il migliore storico e il migliore metodologo"(143). La storia  
ricca   di   "casi   e  congiunture  e  curiose  giustapposizioni   di
eventi"(144). E ci dimostra la "complessit del mutamento umano  e  il
carattere impredicibile delle conseguenze ultime di ogni dato, atto  o
decisione di esseri umani"(145).
     
     p 336 .
     
     Dobbiamo   credere   veramente   che   le   regole   ingenue    e
semplicistiche  che  i  metodologi prendono come  loro  guida  possano
rendere  ragione di un tale "labirinto di interazioni"?(146) E  non  
chiaro che pu partecipare con successo a un processo di questo genere
solo  un  opportunista  senza  scrupoli  che  non  sia  legato  a  una
particolare  filosofia e che adotta in ogni caso il  procedimento  che
gli sembra il pi opportuno nella particolare circostanza?(147).
     I  cambiamenti della storia (compresi quelli della  storia  della
scienza)  non  solo sono complessi, ma soprattutto sono imprevedibili,
perch  non  governati  da nessuna legge razionale:    da  rigettare,
quindi,  ogni  ricerca  di un metodo che, in  qualche  modo,  tenda  a
unificare  la  conoscenza entro schemi razionali fondati  su  princpi
fermi e assoluti.(148)
     Per  Feyerabend    necessario  riconoscere  che  la  scienza  ha
bisogno  e  fa  uso di una pluralit di standard e che gli  scienziati
lavorano  meglio  se  sono  al  di fuori di  ogni  autorit,  compresa
l'autorit della ragione.
     La  scienza  deve  pertanto  perdere  qualsiasi  collocazione  di
privilegio  nella  cultura  e  nella  vita  quotidiana:  Esiste   una
separazione fra stato e Chiesa ma non esiste una separazione fra stato
e scienza. Eppure la scienza non ha una autorit maggiore di quanta ne
abbia una qualsiasi altra forma di vita(149).
     Il  carattere dirompente, anarchico e dadaista (come dice  egli
stesso) della posizione di Feyerabend risalta immediatamente in questa
sua  affermazione. La scienza della fine del ventesimo secolo, con  le
sue  conquiste  straordinarie e con la sua  capacit  di  dominio  sul
mondo,  ridotta alla stregua di una delle tante credenze diffuse  tra
gli abitanti del nostro pianeta.
